Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali

Newsletter ODAF Piemonte e Valle d'Aosta - Numero 5 - Febbraio 2017

 


Professioni: la pianificazione forestale e agronomica è esclusiva degli agronomi

 

Segnaliamo un articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore, del 13.02.2017, intitolato "Professioni: la pianificazione forestale e agronomica è esclusiva degli agronomi" a firma di Mauro Calabrese.

«Le competenze e le attribuzioni, riservate in esclusiva, a ciascuna professione intellettuale regolamentata dalla Legge, come quelle in materia di pianificazione ambientale e forestale degli agronomi, vanno individuate in funzione del curriculum di studi, che denoti un adeguato livello di preparazione e di conoscenza delle materie specifiche.

La sentenza

Questo principio generale è stato affermato dal Consiglio di Stato, sezione III, nella sentenza 1 febbraio 2017, n. 426, accogliendo il ricorso proposto dal Consiglio dell'Ordine Nazionale e dalla Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria contro l'attribuzione a un iscritto nell'albo degli «agrotecnici» dell'incarico di redazione del piano di gestione dell'Azienda speciale di Siano da parte dell'Azienda Regionale per la forestazione e le politiche per la montagna («Azienda Calabria Verde»).

Albo Agronomi

Accogliendo le doglianze degli agronomi, i giudici hanno rilevato come l'attività di pianificazione forestale e agronomica della Regione Calabria sia attività coperta da riserva legislativa di competenza esclusiva dei dottori agronomi e forestali, iscritti all'apposito albo degli «agronomi», non potendo legittimamente essere svolta dagli «agrotecnici», la cui formazione professionale, in virtù dei relativi piani di studi, risulta prevalentemente incentrata sugli aspetti economici e gestionali dell'azienda agraria, toccando solo marginalmente e a completamento le competenze in materia di pianificazione territoriale e sistemazione forestale.

Piano gestionale

Chiamato a vagliare la legittimità del conferimento a un iscritto all'Albo degli agrotecnici dell'incarico di redazione del piano di gestione e assestamento forestale, il Collegio ha prioritariamente vagliato il contenuto puntuale di tale incarico, per verificarne la compatibilità con il perimetro delle attività consentite, rilevando come essa comprenda le attività di gestione e sistemazione dell'assetto idrogeologico e forestale, previste dalla normativa regionale di riferimento, come le analisi pedoclimatiche e vegetazionali, la descrizione dei tipi forestali, dei comparti colturali e delle unità colturali, le valutazioni e la progettazione delle opere idrogeologiche e la gestione ottimale dei boschi, compresa però la tutela attiva degli ecosistemi e dell'assetto paesaggistico e idrogeologico del territorio, oltre che la salvaguardia dello stato di conservazione delle specie e degli habitat della rete Natura 2000.

Albo agrotecnici

Correttamente ricostruito l'incarico previsto dall'amministrazione regionale, il Consiglio di Stato, richiamato l'insegnamento della Corte Costituzionale che prevede la definizione delle competenze esclusive delle professioni protette in base alla concreta preparazione professionale specialistica offerta dal curriculum di studi, ha rilevato come la normativa di legge istitutiva dell'Albo degli agrotecnici ne circoscrive le attribuzioni alla gestione economico-aziendale e amministrativa delle aziende agricole o zootecniche, laddove l'estensione alle «opere di trasformazione e miglioramento fondiario», vale solo come precisazione della competenza di assistenza tecnico-economica aziendale, in relazione alla progettazione e direzione di piani aziendali, con esclusione della progettazione di opere di miglioramento fondiario e di pianificazione territoriale, soprattutto in materia forestale.

Conclusione

Per il Collegio quindi, va necessariamente valorizzata la differente competenza professionale delle due categorie, perché fondata sul possesso di conoscenze specialistiche non equivalenti, risultando altrimenti superfluo prevedere due distinti albi professionali, laddove la preparazione specifica risultasse invece sovrapponibile, specie in materia di progettazione e pianificazione forestale, come sugli interventi di sistemazione forestale, rimboschimento o difesa del suolo, chiaramente attribuite dalla Legge ai soli dottori agronomi e forestali, laddove, invece, l'iscrizione all'Albo degli agrotecnici, specializzati prevalentemente sugli aspetti economici e gestionali dell'azienda agraria, è consentita anche a professionisti non laureati, in possesso di diploma di scuola secondaria superiore.»

 



Il Regolamento del non bosco, a chi si rivolge?

 

È uscito a fine gennaio il Regolamento regionale sul non bosco, DPGR 2/R del 23.1.2017. Nato per chiarire le novità introdotte dal DL 5-2012 del governo Monti, detto Semplifica Italia, il documento cerca di risolvere e normare i numerosi dubbi interpretativi nati il giorno successivo all'introduzione della legge "semplificatrice".

Se i terrazzamenti, i paesaggi agrari storici, i nuclei edificati colonizzati da vegetazione, gli arboreti abbandonati, possono essere considerati non bosco, questo dunque autorizzerà un indiscriminato estirpo di una superficie forestale che nel solo Piemonte è stimabile in centinaia di migliaia di ettari? La risposta è ovviamente no!

Il regolamento infatti illustra le sopraindicate tipologie e spiega il percorso per giungere a definire quali di queste superfici effettivamente non generano vincolo paesaggistico in quanto boscate. Dovranno essere i Comuni interessati al recupero di porzioni agricole di territorio o di vecchie borgate colonizzate da bosco a portare avanti tale elaborazione attraverso studi e analisi territoriali di professionisti abilitati nella pianificazione agroforestale e territoriale. Su questi studi si esprimerà nei 90 giorni successivi alla domanda la Regione, verificando la conformità della proposta di perimetrazione e la congruità con gli altri strumenti di pianificazione vigenti. Percorso analogo a questo potrà avvenire per singoli progetti, sempre con procedura promossa dal Comune territorialmente interessato.

Le aree che verranno quindi riconosciute come non bosco, fino alla realizzazione della trasformazione, che regole dovranno seguire? Il regolamento spiega che fino all’effettivo mutamento della destinazione d’uso, continueranno ad essere soggette alla normativa forestale vigente.

Si tratta dunque di uno strumento messo a disposizione esclusivamente dei Comuni (o Unioni di Comuni) interessati al recupero di porzioni agricole imboschite che presentano determinate caratteristiche; resta ferma la tutela delle aree boscate e del loro valore polifunzionale fra le quali è bene ricordare vi è anche la capacità di assorbire anidride carbonica contribuendo in modo determinante al rispetto, da parte del nostro paese, degli impegni presi con la firma del protocollo di Kyoto.

Marco Bonavia

 


La stima dei terreni

 
Segnaliamo un secondo articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di lunedì 2 gennaio 2017 dal titolo “Il valore del terreno non si ricava dagli annunci web”, di Ferruccio Bogetti e Luca Benigni.

L’articolo inizia con “No alla rettifica del valore di compravendita di un terreno agricolo fondato su dati non ufficiali, ricavati dalle quotazioni riportate su annunci immobiliari pubblicati online”.
La Commissione tributaria regionale della Lombardia con la sentenza 6160/65/2016 (presidente Tizzi, relatore Arcieri) ha dato ragione ad un contribuente che aveva dichiarato nell’atto di vendita un prezzo non ritenuto equo dall’amministrazione finanziaria. Secondo la Ctr “L’amministrazione, in caso di terreno agricolo, deve preventivamente affidare all’ufficio tecnico erariale del Catasto l’incarico della stima, se vuole disporre di dati reali, certi e ufficiali grazie ai quali rideterminare il valore di compravendita, anziché riferirsi alle notizie ricavate dalla stampa, dalla strada e/o da siti web per annunci immobiliari di aziende agricole situate nella stessa zona. Il contribuente può sempre produrre nella fase processuale una perizia di parte in grado di fare emergere valori aderenti alla realtà per sopperire al mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte dell’amministrazione, al fine di fare emergere valori aderenti alla realtà durante il processo tributario”.

Come professionisti, spesso incaricati di valutare aziende o singoli appezzamenti, la difficoltà principale della stima è proprio quella di reperire prezzi pagati per beni che siano comparabili con quello da stimare, il che presuppone l’esistenza di un mercato che, per i fondi rustici, non è così attivo come quello dei fabbricati.
Siamo contenti che il contribuente, aiutato da una valutazione di parte, abbia avuto ragione, il suo professionista ha fornito elementi probanti che hanno convinto i giudici della Commissione tributaria.

Il giudizio di stima di un valore ha il suo fondamento nei prezzi di mercato, è espressione corretta dire che “il perito accerta i prezzi e stima il valore”.

Proseguiamo con una lettura sul mercato dei fondi rustici.

L'offerta e la domanda dei fondi rustici sono soggette a variare per motivi di diversa natura. Per quanto riguarda l'offerta, si può innanzitutto constatare che il rapporto che lega le persone alle terre non si risolve sul piano strettamente economico, ma è permeato di implicazioni affettive. Un fondo rustico rappresenta per il suo proprietario qualcosa di più di un semplice strumento di produzione: è la residenza e, spesso, un luogo di testimonianze di storia familiare. L'istinto della proprietà si manifesta nei confronti di un fondo rustico con forza maggiore che per qualsiasi altro bene: la terra è sentita non solo come risorsa produttiva, ma anche come casa e rifugio e, per chi sia agricoltore oltre che proprietario, come mezzo di valorizzazione delle capacità personali. Conseguenza ne è che l'offerta dei fondi rustici, a meno che non sia motivata da stato di necessità, deve essere sorretta da prezzi fortemente remunerativi, che in qualche modo "risarciscano" i venditori della rottura del legame con la terra. In parole semplici, si può dire che i proprietari fondiari sono restii a vendere e l'offerta delle terre tende a rimanere bassa.

Per quanto riguarda la domanda, c'è da osservare che raramente l'acquisto di un fondo rappresenta un investimento fatto allo scopo di trarne un reddito di puro capitale. Se l'acquirente è un agricoltore, egli prenderà in considerazione come dato motivante il reddito netto ottenibile dalla coltivazione del fondo. Chi invece acquista un fondo senza essere agricoltore, non lo fa soltanto per trarre un reddito (attraverso l'affitto), ma anche per mettere al sicuro un capitale, essendo la terra un bene durevole, pochissimo soggetto ai rischi di deperimento fisico e immune dai rischi d’inflazione. Questa funzione di bene-rifugio che la terra ha sempre avuto, è andata accentuandosi da quando essa, da bene relativamente abbondante e a destinazione quasi esclusivamente agricola, è diventata una risorsa limitata e contesa fra diverse possibili forme di utilizzazione: chi acquista un fondo rustico lo fa perciò, spesso, con intenti speculativi, nell'aspettativa di realizzare incrementi di valore. Conseguenza di queste motivazioni è che la domanda di fondi rustici spinge i prezzi al rialzo e li porta a livelli che sarebbe difficile giustificare soltanto in rapporto ai redditi padronali che i fondi sono in grado di fornire.

Si sono compiuti numerosi studi sull'andamento del mercato fondiario negli ultimi decenni, allo scopo di individuare le cause di variazione dei prezzi dei terreni agricoli. In sintesi, sono stati fatti i seguenti principali riscontri:

  1. i prezzi sono cresciuti dovunque in termini reali, al netto dell'inflazione;
  2. un impatto negativo sui prezzi ha avuto l’applicazione dell’IMU sui terreni agricoli che. Dal 2016 i terreni ricadenti in aree montane e collinari sono esenti al pari di quelli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali;
  3. i prezzi sono cresciuti in modo quasi proporzionale al reddito medio pro-capite dei coltivatori diretti, il che può essere interpretato come segno che la domanda dei terreni è stata per lo più esercitata da agricoltori;
  4. i prezzi sono cresciuti maggiormente nelle zone più popolate e più interessate allo sviluppo di attività industriali e commerciali, segno dell'esistenza di una domanda di terre per destinazioni extra-agricole;
  5. i prezzi sono cresciuti maggiormente nei periodi di elevata inflazione, a conferma che la terra è considerata un bene rifugio.

Le conclusioni che si possono trarre sono le seguenti:

  1. il mercato dei fondi rustici si lega localmente con quello più generale del suolo inteso come risorsa limitata e polivalente;
  2. il mercato fondiario è eterogeneo e vi agiscono forze disparate, variabili nel tempo e nello spazio;
  3. esiste grande variabilità dei beni fondiari, che possono differire per numerose caratteristiche;
  4. esiste grande variabilità di prezzi.

L'estimatore deve sapere che il mercato fondiario è disforme, ragion per cui i dati riscontrati in certi luoghi e tempi non sono estendibili a luoghi e tempi diversi. Ogni fondo da stimare va studiato nelle sue caratteristiche e considerato nel suo contesto di mercato, mentre l'adozione di un parametro di stima va subordinata al riscontro di un suo effettivo rapporto con i prezzi..

Dino Franchi

 


 

Bandi di vendita

 

Il Consorzio forestale del Canavese ha pubblicato due bandi per l'Alienazione di materiale legnoso proveniente da miglioramento boschivo effettuato nell’anno 2016 in Castagneti e Rimboschimenti gestiti dal Consorzio medesimo: il primo relativo a legname da ardere e cippato, il secondo tondo da sega. Entrambi con scadenza il 4 marzo 2017 alle ore 12.

 


 

Prossimi eventi

 

24/02/2017 - "Fertilizzazione Sostenibile. Principi, tecnologie ed esempi operativi. Contenuti tratti da un nuovo testo della collana Edagricole - Università & formazione"
DISAFA - Campus di Grugliasco, 14:00 - 18:30. Aula C (complesso aule 2°piano) Largo P. Braccini, 2 Grugliasco TO.

03/03/2017 - "Prevenzione e tutela dell’azienda alimentare"
CCIAA Lab Torino, 9.00 - 17.00. Sala convegni.

03/03/2017 - Fiera in Campo "Risicoltura: la situazione economica e le sfide future"
Caresanablot (VC) VercelliFiere, 09:30 - 12:30




Questo numero è stato inviato a 2985 utenti.
Iscriviti alla newsletter